«Il carattere è un attributo della bellezza e fortifica una donna nel momento in cui la giovinezza svanisce». Al Torino Film Festival, Jacqueline Bisset – 81 anni – è stata premiata con la Stella della Mole. L’attrice britannica, famosa in Italia per La donna della domenica di Luigi Comencini, ha ricordato per l'occasione i momenti più intensi della sua carriera e della sua vita, toccando temi di genere, ricordi personali e riflessioni sulla società contemporanea. In conferenza stampa Bisset parte dalla bellezza: «Indecente parlare di cose donate da Dio». L'attrice rifugge volentieri ogni discorso sul proprio fascino: per lei, parlare dell’aspetto fisico è «noioso» e persino «indecente» perché riguarda qualcosa che «non si conquista, ma si riceve».
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Il MeToo? «Un tema complesso. Serve prudenza da entrambe le parti»
Sul movimento MeToo l’attrice esprime una posizione destinata a far discutere. Secondo Bisset, alcune dinamiche contemporanee legate ai social e all’esibizione dei corpi alimentano ambiguità e possono provocare gli uomini: «Non sopporto la violenza, è intollerabile. Ma vedo molte donne ossessionate dal provocare. Se non vuoi che un uomo reagisca, non devi stuzzicarlo continuamente».
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«Quando il cane fa pipì sul tappeto non butti via il cane»
L’attrice approfondisce il rapporto fra provocazione, desiderio maschile e responsabilità femminile: «Se non vuoi che un uomo abbia un’erezione, non devi provocarlo. È un atto primario, dato da Dio, un segnale di potenziale sessuale. Se vuoi essere al sicuro, non devi provocarlo continuamente, a meno che tu non lo voglia. Ci sono ambiguità, ingiustizie. Lo dico piano, perché altrimenti mi uccidono le donne del mondo, ma quando il cane fa pipì sul tappeto non butti via il cane: gli insegni dove deve farla. Non penso che gli uomini siano cani, ma credo che molti sì. Lo penso davvero. Non per colpa loro: è il modo in cui Dio li ha fatti».
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La responsabilità delle donne
Bisset prosegue con una riflessione che intreccia esperienza personale e visione delle donne nel mondo: «Le donne devono assumersi un po’ di responsabilità. Io sono sopravvissuta a Hollywood senza essere stuprata o avere situazioni gravissime. Alcune potevano esserlo, ma credo che il comportamento influenzi il risultato. Detesto lo stupro, degli adulti e dei bambini, mi indigno profondamente. A volte la vita è cattiva, ma è così». Osserva con preoccupazione anche i social: «Vedo ragazze disperate che cercano attenzione. È una malattia del narcisismo». Per lei, essere attore significa «osservare gli altri, non se stessi». L’iper-esposizione digitale è, più che libertà, un segno di fragilità.
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L’Italia, Comencini e Mastroianni: «Sul set ero un’aliena»
Parlando de La donna della domenica, Bisset ricorda il senso di estraneità provato interpretando una donna ricchissima e distante dal suo mondo: «Non sentivo il mio corpo in quei vestiti. Non ero interessata al personaggio». È stato Luigi Comencini, grazie alla sua «capacità di giocare come un ragazzino», a farla entrare in sintonia con il film. E confessa: «Mastroianni mi intimidiva moltissimo».
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Il rapporto con Polanski: «Mi ha messa alla prova, ma mi ha aperto una porta»
Il legame professionale tra Jacqueline Bisset e Roman Polanski nasce durante una cena che lei ricorda come «un momento di silenzio, timidezza e osservazione». La sua riservatezza colpì il regista, che le disse: «Sei un’introversa, e per questo potresti diventare una buona attrice». Da quell’incontro nacque il provino per Cul-de-sac. Le venne assegnata una piccola parte, ma quell’esperienza fu tutt’altro che marginale.
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L’invito a Cielo Drive
Jacqueline Bisset ricorda con un brivido uno degli episodi più inquietanti della sua vita. Pochi giorni prima dell’eccidio di Cielo Drive, era stata ospite nella villa di Sharon Tate, insieme alle stesse persone che sarebbero poi state assassinate. «Era una serata tranquilla, un venerdì qualunque», racconta. «Mi invitarono a tornare la settimana seguente. Risposi: “Forse sì, forse no”».